COL LUTTO SI UCCIDE ELETTRA
(LE ERINNI)
sei dunque Elettra madre anche tu
sì finalmente
anche tu madre dalla
caviglia sottile
lungo la quale pianti
grondano inesorabili spirali
languide e bagnate e spettri
pericolanti orchestrati da rimorso
orgoglioso e tracce perigliose
pericolose
perniciose
di dolore placato
ma non estinto casomai tinto
di nuvolaglie casomai vinto
dalle feroci doglie del parto
non hai corona di dodici stelle
tu vana figlia di re
né sole che ti vesta
ma nuda vai generando
fin troppo generosa discendenza
tra ali ossari di boschi nei quali
tra losche feritoie
occhieggiano vuoti
e in grazia d’inverno
tutti i restanti mali del mondo
scende l’averno e fa
le veci della notte
Elettra madre
assassina di assassina
madre Clitennestra
è nato e nasce morto
il presente
bambino livido
bambino timido
scosso dal brivido innevato di un vagito
le tue caviglie graziose come letti
di fiume hanno fatto l’abitudine
alla crosta secca terrestre
delle lacrime antiche
profonde fuggite e rinverdite
dalla consuetudine geranio
fiorito e marciume passito
profumo di dattero putrido
dolcemente
mentre lungo la vita è la morte che dura
solamente
tuo figlio ossa di stelo rivesti con stole di sasso
e pianta le caviglie
come gelide figlie
implumi e crocidanti
nel nido loro donato
sino dall’empia fine di tutti i tempi
sul ciglio fangoso di un incrocio
per caso incontrato che scorre
parallelo alla scienza erbosa
delle gore di scolo
il fango si addice al lutto
e immune alla giustizia è
la desolazione se
di nascosto al perdono le tue mani
sanguinano neve innocente nonostante
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